La scienza è maschio? Il sex bias nella ricerca scientifica - Goals N. 3, 5 e 10

Margherita Barbetti          

Dipartimento di Scienze Chimiche, della Vita e della Sostenibilità Ambientale

Avete mai sentito parlare di sex bias? Per molti anni la ricerca scientifica ha studiato quasi esclusivamente il corpo maschile, considerandolo il modello “di riferimento”. Il corpo femminile, invece, veniva spesso escluso perché ritenuto troppo “complicato” a causa delle fluttuazioni ormonali. Il risultato? Molti farmaci di uso comune, dagli antidolorifici agli antidepressivi, sono stati testati soprattutto su uomini o su animali maschi, anche se malattie come il dolore cronico o la depressione colpiscono più spesso le donne. Le differenze biologiche tra sessi esistono, ma ignorarle non le fa sparire: le rende solo invisibili, con effetti reali sulla salute. Oggi la scienza sta iniziando a cambiare prospettiva, ma lentamente. Forse perché di questi temi si parla ancora troppo poco fuori dai laboratori. Questo incontro vuole sfatare il mito della medicina “neutra”, mostrando perché includere le differenze di sesso e genere non è un dettaglio, ma un passo fondamentale verso cure più efficaci, più eque e più adatte alla vita reale